orge
Una Suite al Gallia
LucasFromParis
02.08.2025 |
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"E io le riempii la bocca, sentii gli schizzi contro le sue labbra, lei mi sorrise col cazzo ancora in bocca..."
Con Giselle non ci vedevamo da settimane. Giugno e luglio erano scivolati via tra impegni, vacanze, incastri impossibili. Ma in quel tempo, a distanza, la nostra amicizia si era fatta più intensa. Complicità, confidenza, risate. Non era più solo una donna bellissima con cui scopare: era diventata una persona con cui condividere emozioni, intimità, sguardi sinceri. Da settimane ci eravamo segnati sul calendario una data: primo agosto, la nostra serata. Qualunque cosa sarebbe successa, quella notte sarebbe stata per noi.Non avevo ancora un’idea precisa. Avevo esplorato qualche annuncio, contattato un paio di coppie, dato un’occhiata ai club. Ma la stagione era ferma, l’estate spenta. Alla fine avevo accantonato tutto, pronto a godermi una notte intensa, privata, solo con lei. Pensavo: ci chiudiamo in casa, ci apparteniamo, ci scopiamo per ore. Già questo mi bastava perché scopare Giselle è un privilegio, entrare nel tempio del suo corpo una meraviglia. Sentirla sussurrare “gostoso” e “delicia” fa impazzire qualsiasi uomo così come udirla godere selvaggiamente. Sì, una serata esclusiva con Giselle non è un ripiego ma una magia. Anzi stavo già immaginando nuove idee e sperimentazioni per portarla sempre oltre. Le idee non mancano mai!
All’improvviso, comparve un annuncio last minute: festa in location esclusiva, già cinque coppie confermate, posto per una sola ancora. Conoscevo la coppia organizzatrice, li avevo incontrati mesi prima. Ero oltremodo incuriosito dalla parola “esclusiva” spesso buttata là senza vero motivo. Inviai subito un messaggio allegando le nostre foto, soprattutto quella di Giselle. Alla mia amica, ormai lo sapevo, è difficile dire di no! Scrissi: "sono con una ragazza fantastica, se avete ancora posto ci piacerebbe unirci." L’uomo rispose che avrebbe chiesto e mi avrebbe fatto sapere. Non dissi nulla a Giselle. Volevo essere sicuro.
Trascorse il pomeriggio, quasi non ci pensavo più. Poi, a due ore dalla festa, mi scrisse: "c’è posto per voi, siete i benvenuti. Appuntamento sulla terrazza al settimo piano, zona stazione centrale. L’hotel te lo dico all’ultimo."
Quel dettaglio — l’attesa, il mistero — rendeva tutto ancora più intrigante.
Quando lo dissi a Giselle, si illuminò. Venne a casa mia, ci preparammo con calma. Io la guardavo mentre si truccava, si pettinava, si profumava Voleva essere perfetta e non dubitavo sarebbe stato così. Mi mostrò gli abiti che aveva portato, voleva il mio parere. Alla fine scelse un vestito bianco, corto, aderente, con un contrasto mozzafiato sulla sua pelle scura.
Irresistibile.
Arrivò il messaggio: "Hotel XXX. Settimo piano, terrazza."
Chi conosce Milano sa di che posto si parla. Lusso, marmo, tappeti spessi, vetri oscurati e ospiti famosi. Portieri in livrea, Ferrari parcheggiate, Un mondo lontano dal mio quotidiano, e proprio per questo perfetto per una notte di trasgressione.
Entrammo senza problemi. Attraversammo la hall opulenta, i saloni illuminati, gli ascensori in vetro. Le istruzioni erano semplici: "se vi chiedono qualcosa, dite che siete amici di XXX." Nessuno ci chiese nulla.
Arrivammo all’elegante bar e come ci era stato detto sulla destra vedemmo una saletta privata, prenotata. La nostra saletta.
Ci accolse il gruppo di cinque coppie. Tutti eleganti, sensuali, sorridenti. L’atmosfera era rilassata ma vibrante. L’ organizzatore, venne subito a presentarsi. Salutai la coppia che già conoscevo. Ma tutti gli occhi si fissarono subito su Giselle. Lei era un’apparizione: elegante, magnetica, un equilibrio perfetto tra timidezza e carnalità. Lui non la perdeva di vista, le parlava con ammirazione aperta ma rispettosa. E lei sorrideva con quel suo modo disarmante.
Io mi sentii subito a mio agio. Osservavo le donne: tutte belle, curate, intriganti. Una in particolare mi colpì: E. Portava un abito corto color grigio perla. Le gambe affusolate, il portamento deciso, lo sguardo attento. Mi trasmise subito un’energia sessuale morbida, leggera eppure intensa.
Il gruppo ci raccontò che erano amici abituali, si vedevano spesso per festini in quella stessa suite. Ogni tanto, come quella sera, invitavano “carne fresca”. Quella carne fresca eravamo Giselle e io.
Vino eccellente, finger food, chiacchiere divertenti, battute maliziose. Si avvertiva che la combriccola era coesa, fra loro c’era intimità ma ci sentimmo subito accolti con calore. A. si alzò e disse con la disinvoltura di aveva fatto quella mossa altre volte in quel posto:
— Scendiamo, in due gruppi, senza dare nell’occhio.
Prima andarono via alcuni. Poi toccò a noi. Attraversammo corridoi silenziosi fino a una porta che si aprì su una suite immensa. Due camere da letto ai lati, un salotto centrale, luci soffuse, odore di pelle e desiderio.
La scena era già cominciata.
Corpi nudi, gemiti, donne inginocchiate, uomini che godevano, dita che accarezzavano, sguardi che si cercavano. Io ero nel mio mondo. Ero lì con Giselle, bellissima, un po’ intimidita, e desideravo farla sentire sicura, meritare la fiducia che mi era stata accordata ma anche offrirla, esporla al piacere. Esibirla e appagare il suo lato esibizionista che per lei è una delle molle più potenti che la spingono verso il mondo libertino. La conoscevo ormai, la sua intimità e i suoi pensieri peccaminosi non avevano quasi più segreti per me
Mi sussurrò:
— Ricordati che voglio che mi scopi tu per primo.
Non avevo certo bisogno di farmelo ripetere!. La presi per mano e la condussi su uno dei letti. Accanto a noi una donna lentigginosa stava cavalcando un uomo con foga, aveva un corpo generoso e capelli rossi e ricci. Godeva senza imbarazzo. Io spinsi dolcemente Giselle sul materasso, la baciai, lei prese il mio cazzo in bocca. La spogliai lentamente. Altri si avvicinarono, le mani iniziarono a sfiorarla con discrezione. Le leccai la figa. A lei piace come le lecco la figa e a me piace leccare la sua. Avvertii il suo odore e il sapore che conoscevo bene. Era già bagnata. Cominciò a gemere, a muovere il bacino, a godere in quel suo modo così unico ed espressivo.
Un uomo si avvicinò, le accarezzò il viso e le porse il cazzo davanti alla bocca. Giselle lo prese senza esitazione, mentre io la scopavo con vigore. La sua timidezza era evaporata ed era pronta a darsi e donare piacere. Dopo un po’ le chiesi di salire sopra: le piace e a me piace guardarla mentre gode, mentre ondeggia e urla e si lascia attraversare da ondate di piacere. I suoi movimenti sono sinuosi, armonici, salgono di intensità fino all’orgasmo; quella sera i suoi orgasmi si susseguivano uno dopo l’altro, inarrestabili.
Intanto l'organizzazione si avvicinava, osservava, ma sapeva aspettare il momento giusto. Un maestro della scena. La voleva dal primo momento in cui le aveva messo gli occhi addosso, ma era un uomo intelligente ed esperto. Ero certo che avrebbe colto il momento giusto per farla sua.
Quando ci spostammo nella seconda camera, trovammo altre due donne inginocchiate davanti a un uomo. Una era la stessa donna che mi aveva immediatamente attratto. Nuda, bellissima. Il corpo esattamente come l’avevo immaginato. Un corpo incredibile fatto per attrarre i maschi e darsi loro con passione. La donna si pose a quattro zampe sempre con un cazzo in bocca. Avevo la sua figa proprio lì, davanti a me. Esposta, lucida di umori. Pronta e disponibile. Non esitai Mi avvicinai da dietro, le leccai la figa e il culo, sentii la sua eccitazione crescere. Continuai finché la vidi completamente pronta.
A quel punto Giselle era accanto a me, e anche A si avvicinò. Mi chiese con garbo:
— Posso?
Gli risposi sorridendo:
— Chiedi a lei.
Giselle accettò. Vidi che tra loro scattava subito qualcosa: sguardi, mani, baci. Alberto la desiderava, e lei ormai si era lasciata andare. Aveva superato ogni incertezza.
Io intanto scopavo Eva da dietro, poi la feci girare, volevo guardarla. Dentro, fuori, colpi lenti e profondi. Le chiesi se le piacesse così. Mi disse:
— Anche più piano.
E capii che sotto quella sensualità c’era anche dolcezza. Mi piacque molto e adeguai il mio ritmo per entrare in risonanza con le vibrazioni che la bellissima sconosciuta emanava, in questa armonia totale
Con Giselle continuavamo a guardarci, a toccarci. Stavamo scopando con altri, ma eravamo ancora insieme. La mia mano cercava la sua per stringerla mentre cavalcava come una dea A. Una connessione fra noi profonda, difficile da spiegare a chi non abbia mai vissuto un’orgia vera.
E mi aveva stregato con lo spettacolo della sua bocca quando l’avevo vista su altri maschi quella sera. La volevo anche io quella carezza bagnata e speciale: glielo dissi. Mi sdraiai sul letto e mi prese fra le labbra senza esitare. La saliva colava, le palle erano calde e tese, il suo tocco esperto e delicato.
Le dissi:
— Sto per svuotarmi.
Lei non si fermò. E io le riempii la bocca, sentii gli schizzi contro le sue labbra, lei mi sorrise col cazzo ancora in bocca.
Accanto a me, anche A stava godendo con Giselle. La fece venire con la bocca e urlò:
— GODO, GODO, GODO!
Come un grido di battaglia primordiale che gli usciva dall’anima.
Poi tornammo nel salotto. Vino, stuzzichini, conversazioni. L’atmosfera era rilassata, come dopo una grande cena tra amici veri. Saluti calorosi, contatti scambiati. A mi chiese subito il numero. Voleva rivederci. Sperava di godere ancora della mia compagna.
Giselle e io uscimmo insieme, ancora eccitati, ancora connessi. Attraversammo di nuovo la hall del Gallia, luci dorate, marmo sotto i piedi, e fuori la notte calda di Milano.
Eravamo appagati, vivi, complici. E con addosso ancora l’odore del sesso vissuto fino in fondo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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